Project Management, un punto di vista

Il Project Manager, spesso indicato con l’acronimo PM, è per definizione il responsabile di un progetto dalla fase di avvio e fino alla chiusura. Si occupa della pianificazione, della realizzazione nonché del controllo delle attività inerenti al progetto.

Si potrebbe collocare la nascita del Project Management al periodo delle ricerche svolte da F.W. Taylor (1865-1915) e da H.R. Gantt (1861-1919).

Entrambi ingegneri statunitensi e antesignani di un modalità innovativa per la gestione dei progetti. Taylor, mediante lo studio scientifico del lavoro, introdusse l’ipotesi “One best way” e metodi per incrementare l’efficienza nella produzione. Nel 1887 Gantt affiancò Taylor ed insieme collaborarono per alcuni anni nel settore del management scientifico. Oggi, tutti coloro i quali svolgono l’attività di project management adoperano il diagramma di Gantt che permette di organizzare le diverse attività di un progetto mediante un asse temporale controllandone anche l’avanzamento complessivo.

Ma oggi come viene svolto questo ruolo?

Dal mio punto di vista non tutti i project manager detengono i giusti requisiti per poter svolgere tale mansione. E’ chiaro che non basta solo possedere una certificazione per essere considerato un buon PM.

Chi assume l’incarico di gestire un progetto, e le risorse ad esso dedicate, credo che debba possedere almeno le soft skills necessarie affinché gli obiettivi prefissati possano essere raggiunti in maniera efficiente:

  • Leadership: avere la capacità di motivare il gruppo di lavoro e sopratutto saper assegnare in maniera adeguata le varie attività ai membri del team;
  • Rapida risoluzione di problemi: avere le competenze necessarie per far fronte ad eventuali criticità
  • Capacità comunicativa: questo è uno dei principali requisiti che un buon PM deve possedere. Tutti riusciamo a comunicare ma in pochi riescono a farlo in maniera chiara. Non è ammissibile, inoltre,  che chi svolge attività di coordinamento abbia gravi carenze di grammatica e non riesca a formulare frasi di senso compiuto con la giusta collocazione dei segni di punteggiatura nelle relazioni scritte. Bisogna, poi, possedere la capacità di ascoltare e confrontarsi in maniera costruttiva con i componenti del gruppo di lavoro.
  • Flessibilità: adattarsi a situazioni di lavoro che potrebbero mutare nel tempo ed essere aperti alle idee innovative.

A queste si potrebbe aggiungere la fiducia in se stessi, l’autonomia e la resistenza allo stress.

In un recente convegno sul project management, a cui ho partecipato, ho sentito dire che gli ingegneri sono già di per sé project manager in quanto non solo hanno basi teoriche trasversali ma anche l’attitudine a svolgere tale ruolo. Sono parzialmente d’accordo: condivido l’opinione che un ingegnere possegga le attitudini a ricoprire il ruolo per la gestione di un progetto. Ma queste attitudini devono poi tramutarsi in capacità. E queste ultime si acquisiscono solo sul campo, mettendosi in gioco, avendo l’umiltà di continuare ad imparare, magari affiancando un PM esperto che possa trasferire le proprie competenze e condividere le sue esperienze.

Un buon PM, a mio avviso, non deve essere autoritario ma autorevole in quanto deve ispirare fiducia, godere della stima del gruppo che coordina e saper motivare il team nei momenti di difficoltà.

Per svolgere attività di project management deve esservi la giusta dose di competenza, di volontà e di passione.

Solo chi crede nei propri obiettivi ha qualche speranza in più per realizzarli.

Antonio Testa

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